la storia –
Sono la mamma di Valentina, ma Valentina secondo la mentalità odierna non doveva nascere.
Avevo 21 anni e sono rimasta incinta. Di certo il momento non era favorevole: non ero sposata, ero giovane e avevo appena iniziato a lavorare. Ma io, da subito, ho sentito forte nel mio cuore che non avrei mai potuto decidere di non far nascere una creatura che già esisteva. Certo, avrei voluto non trovarmi in quella situazione e, dico la verità, al culmine dello sgomento ho anche desiderato (brevemente) che la natura compisse per me ciò che non potevo compiere. Niente, non è successo, la gravidanza andava avanti e io ho dovuto dirlo in casa. La risposta è stata: abortisci. L’ho detto al papà e la risposta è stata: abortisci. L’ho detto alle amiche e la risposta è stata: abortisci. Sono anche andata in consultorio senza nemmeno sapere che cosa chiedere e lì ho trovato dei medici che mandavano semplicemente avanti una pratica: quella dell’aborto. Ma il sacerdote che mi conosceva da sempre, con infinita tenerezza ha poggiato la sua mano sul mio grembo e mi ha detto: “Angela, non rovinare la tua vita.
Tieni questo bimbo, fallo nascere”, e io a quelle parole tirai un sospiro di sollievo. Al lavoro ho anche incontrato una collega (l’unica) che pregava e mi chiedeva di non abortire.
Bene, Valentina è nata ed è con infinita gratitudine a Dio che ora posso dire di avere una figlia speciale. È buona, dolce, s’impegna e ha vinto con un tema un premio indetto dal MpV prima ancora di conoscere questa realtà.
Ricordo ancora la mattina in cui era fissato l’aborto.
Mi recai in reparto a dire che non lo avrei fatto. C’erano molte ragazze, anche più giovani di me, che avevano lo zainetto di scuola e chiacchieravano e ridevano tra loro come se fosse l’intervallo.
Ho anche pensato di aver sbagliato reparto, ma quando ho capito che veramente quelle ragazze dovevano abortire, ho provato dolore anche per la loro leggerezza nell’affrontarlo.
Quella mattina c’era anche una donna sposata alla sua seconda gravidanza: il giorno dopo compiva il terzo mese di gestazione e supplicava i medici di trattenerla e di praticarle l’aborto. Avendo la consapevolezza di quanto il suo bambino era già formato, ancora oggi mi chiedo se poi “ce l’ha fatta”…
In realtà il primo grande insegnamento sulla gravità del non far nascere una vita, mi è stato dato inconsapevolmente da mia madre, la quale lavorava al S. Anna. Un’amica che voleva abortire mi aveva chiesto se lei poteva aiutarla.
Bene, mia madre rispose che mai avrebbe collaborato all’omicidio di un bambino. Per me fu un grande insegnamento, anche se poi, quando accadde a me la stessa cosa, il suo primo istinto fu quello di dirmi di abortire.
Ma oggi mi ringrazia di essere stata forte. Io mi sono trovata a crescere in solitudine la mia bambina e per questo ho molto sofferto, ma mi sono sempre affidata a Dio, che ci ha sempre aiutate e protette.
Valentina è stata la mia forza in tutte le situazioni e io non ho mai rimpianto, nemmeno per un istante, il fatto di averla fatta nascere.
Ringrazio Dio per ogni suo respiro e per ogni battito del suo cuore: senza di lei mi sentirei in esilio su questa terra. A maggio mi sono sposata, ora ho un marito che ci dà tanto amore e tanta dolcezza.
E so che la mia vita si è realizzata pienamente grazie a Valentina.
ANGELA C







