Un colloquio che cambia la vita –
“Federica non ce l’avrebbe fatta se non avessi incontrato il Centro di aiuto alla vita” dice Tiziana. La sua storia inizia a maggio dello scorso anno, quando “un ritardo del ciclo e mi sono ritrovata in mano il trittico della sfortuna: disoccupata, senza marito, incinta”.
Tiziana ha 38 anni, una laurea in scienze politiche, un anno di studio in Francia, un anno in Africa. Molti amici; una vita ricca di impegni. “Lavoravo nel reparto commerciale di una ditta con un contratto di assunzione, fino a che non ha chiuso. Senza un impegno fisso mi ero data al catering con contratti a termine e orari soprattutto serali. In quel periodo avevo avuto una relazione che però si era interrotta. Quando ho scoperto di essere incinta ho pensato: e adesso? Come faccio se non posso neppure lavorare? Chi paga il mutuo della casa? Chi lo dice a lui? Chi lo dice ai miei? Il test positivo era stato un dramma. Mia sorella, che non voleva sentir parlare di aborto, mi consiglia di andare in un consultorio. Qui un’assistente sociale mi dice: “Signora la gravidanza ai nostri giorni è una scelta consapevole”. Mi è cascato il mondo addosso. Ho pensato: vado ad abortire” […].
Tiziana arriva al Cav per caso. Dopo essersi rivolta anche al Comune del paese nell’hinterland milanese dove abita. Con una richiesta semplice: “Sono incinta, sola e con un lavoro precario. Cosa c’è per me? La risposta: niente. E questo è scandaloso. Abortire a quel punto significava salvarmi l’esistenza”.
Nei pochi giorni che la separano dal termine ultimo consentito per l’interruzione volontaria Tiziana sente parlare del Cav alla Mangiagalli. “Mi presento così, con una sola parola: aiuto! Dopo dieci minuti arriva una psicologa del centro, Paola Persico. Un angelo”.
Tiziana estrae dalla borsa un foglio scritto a penna. “Paola non mi offre parole, ma fatti. Ecco qua, su questo foglio scrive quello che mi possono dare per aiutarmi se decido di tenere mia figlia: 160,00 € al mese, il corredino per 18 mesi, la borsa della spesa, i pannolini, più l’appoggio psicologico con una visita ogni 15 giorni, oltre a pediatra e ginecologo. Questi 45 minuti mi hanno cambiato la vita. E l’hanno data a Federica”.
(“Panorama”, 28 febbraio 2008)







