| Movimento per la Vita - Torino |
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Siallavita

 Si alla vita
Dicembre 2010

Nell'apertura del Convegno dei Cav, mons. Negri, vescovo di S. Marino, ha delineato con rigore entusiasmante le tre caratteristiche del Movi-mepto per la vita: "il rapporto con l'ecclesia I ita, l'incremento delle opere caritative, la capacità di coinvolgimento della laicità". Sono stato molto confortato da questa analisi, perché sono le modalità con cui il Movimento da sempre cerca di operare.
Giuseppe Anzani, che moderava la sessione, ha ipotizzato una rimeditazione delle parole di mons. Negri, lo, per ora, voglio sottolineare ciò che più profondamente abbiamo colto riguardo alle tre indicazioni. Uso le stesse parole di mons. Negri: "Voi siete l'avanguardia nella coscienza di un popolo a cui voi date energia e obiettivi e a cui chiedete aiuto. È una circolarla: la vita del popolo cristiano alimenta di freschezza le vostre iniziative e le vostre iniziative danno al popolo cristiano la possibilità di espressione (...). Voi date strumenti perché questo popolo cristiano possa vivere la sua alternativa al nulla, affermando la vita (...). Tenete vivo il nesso con la Chiesa locale".
Credo di non dover aggiungere nulla per dimostrare quanto noi sentiamo vere queste parole.
Sul tema della carità il vescovo di S. Marino ha confermato la nostra idea che l'azione dei Cav è, essa stessa, cultura capace di persuadere più delle nostre pur necessarie argomentazioni verbali. Abbiamo già fatto e facciamo molto, ma è necessario fare di più ed in modo più organizzato e coinvolgente. Per questo il vescovo ci ha invitato "all'incremento delle opere caritative di accoglienza, di promozione della vita, che sono il contrappunto della polemica. C'è una polemica dottrinale, c'è un confronto dottrinale, che può e deve essere, a volte, duro, ma c'è anche questa immensa capacità di squadernare dinanzi al mondo un modo nuovo di accogliere la vita".
I nostri Cav sperimentano continuamente l'esattezza di queste parole.
Infine il discorso sulla laicità, che non significa affatto abbandono del rigore sui principi, ma capacità di "comminare nella difesa della vita a livello teorico e nella promozione delle opere che esprimono amore
alla vita insieme a tutti quelli che si sentono di fare anche soltanto un tratto di strada. Possono non partire dalla stessa esperienza di Fede, forse non possono avere il nostro passo, ma guai se nel nostro lavoro per gli uomini e per la vita non c'è posto per chi, anche solo implicitamente, ha il senso del mistero della vita".
A me pare che la nostra proposta di riconoscere il concepito come persona mediante modifica dell'ari 1 del Codice Civile e di introdurlo quindi nell'ordinamento giuridico come soggetto per cui opera il principio di eguaglianza esprime laicamente la radicalità unitaria, irrinunciabile, risolutiva della frontiera intransitabile della vita. Mi pare anche che l'aspirazione all'unità appartenga al genoma che ha contrassegnato le nostre origini, che ci ha accompagnato e ci guida ancora in ogni scelta operativa.
Per questo, nel consegnare al neo-cardinale Elio Sgreccia il "Premio europeo per la vita Madre Teresa di Galeotta" e dopo aver ascoltato la sua calorosissima vicinanza, ho potuto in tutta sincerità e convinzione chiedergli di "portare all'interno della Chiesa universale la nostra nuova confermata devozione", con l'assicurazione che "noi siamo stati sempre assolutamente fermi, senza mai un tradimento, senza mai un'eccezione, senza mai un compromesso, nell'affer-mare il valore della vita umana, con una laicissima radicalità, che si esprime, oggi, nella affermazione pura e semplice, elementare, che tutti gli uomini sono uguali, dal concepimento alla morte naturale".
"Possiamo assicurare la Chiesa - ho aggiunto - del nostro impegno. Posso garantire che fin dalle origini ogni nostra scelta è stata caratterizzata dal desiderio di una unità che coinvolgesse quanto meno i cattolici. Anche quando ci furono le grandi divisioni del referendum e del post-referendùm sul divorzio, la nostra bussola è stata la ricerca di una unità tra i cattolici, che fosse presagio e motore di una unità più grande".

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