| Movimento per la Vita - Torino |
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Siallavita

 Si alla vita
maggio 2010

Editoriale di Carlo Casini

Rispondendo su "II Corriere della Sera" a un lettore che gli chiedeva un giudizio sulle aggressioni contro la Chiesa per i casi di pedofilia riscontrati tra preti, il Cardinal Martini, tra l'altro, ha scritto: "Personalmente mi disturba che una società che ha abbattuto ogni diga verso la sessualità (che corrompe anche i pìccoli: vedi gli accenni sessuali nella pubblicità) si diriga solo verso una fascia ristretta di persone. Sarebbe necessaria una maggiore sorveglianza sulla comunicazione pubblica per dare più credibilità agli interventi sulla pedofilia".
Questa asserzione mi ha colpito sia perché proveniente da un personaggio considerato "progressista", sia perché ha evocato una mia antica battaglia contro la pornografia, vinta giudiziariamente, ma totalmente perduta nella società.
Nel 1973 capitò nelle mani della magistratura fiorentina un carteggio tra un rispettabile padre toscano di tre bambine e un altrettanto rispettabile pubblico impiegato di un'altra regione. Il primo offriva le sue tre figlie al secondo per una somma di denaro da concordare. I due erano entrati in contatto attraverso uno dei tanti messaggi di "cuori solitah" contenuti in riviste pornografi-che. Fui incaricato delle indagini. Accertai che dietro la selva di proposte più o meno depravate e di storie sessualmente estreme si nascondono fatti reali. 40mila lettere sequestrate provavano una catena dì case di appuntamento e l'esame di molte persone coinvolte provò anche che i più strani comportamenti sessuali (dallo scambio di coppie, all'amore di gruppo, dal feticismo al sadi-smo fino ai rapporti con animali) in non pochi casi erano imposti per l'istigazione e il modello persuasivo offerto dal materiale pornografico, che allora - come ora - veniva considerato innocuo. Anzi: era quello il tempo in cui veniva rispolverato il volume dì Wilhelm Reich, "La rivoluzione sessuale", pubblicato nei 1939 e decine di inchieste sodo-demografiche pretendevano di dimostrare l'efficacia liberante della pornografia. Secondo questa tesi le Chiese cristiane avrebbero alimen-
tato una repressione sessuale che, per reazione, avrebbe seminato nella storia violenze, abusi, infelicità. Nessuna regola etica, se non quella della assoluta libertà individuale, avrebbe dovuto presiedere all'esercizio della sessualità. "Noi lottiamo per una società libera perché fondata esclusivamente sul principio del piacere": era scritto nel frontespizio del periodico "Fuori", organo del movimento omosessuale italiano.
Nel 1979 un giovane, Alfredo Musella, fu trovato impiccato al cancello di una villa romana. Su un foglietto trovategli in tasca era scrìtto: "mi uccido perché nel nostro paese per ottenere giustizia è necessario creare un caso dì risonanza nazionale". Il biglietto narrava che egli dopo aver risposto ad una offerta di lavoro si era trovato in quella villa dove era stato drogato con l'inganno e così costretto a compiere atti sessuali, fotografati e pubblicati su riviste pornografìche. Aveva denunciato il fatto a vari organi di polizia, ma nessuno - a suo dire - si era mosso.
Questo episodio mi suggerì di pubblicare, con il titolo "Pornografia e prostituzione", gli atti dì quel precedente processo, terminato con una severa condanna definitiva a carico di alcuni pornografi. Il caso di Alfredo Musella - speravo - avrebbe commosso l'opinione pubblica e in un auspicabile dibattito quanto aveva dimostrato quel processo avrebbe potuto orientare la discussione.

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