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Storie di Vita

 Tutto a posto?

     Sto uscendo dal consultorio, ho appena detto al ginecologo che non posso, non voglio questa gravidanza. Mi ha dato un foglio e con questo sto andando all'ospedale. Mi danno l'appuntamento per parlare con l'assistente sociale fra due giorni.

     Ho la nausea e non mi sento per niente bene. Per fortuna i due giorni passano in fretta. Sono qui davanti a questa porta con lui, non diciamo niente, ci guardiamo e osserviamo le altre donne che aspettano. Siamo tutte lì per lo stesso motivo, due donne sole, una ragazza assieme a sua madre.

     è il nostro turno, entriamo insieme, ma io mi sento sola. L'assistente sociale che ho di fronte mi è antipatica, mi fa alcune domande ma non mi chiede come sto: come mi chiamo, quanti anni ho. Ho 18 anni compiuti perciò tutto a posto!! Mi manda al piano di sopra a fare le ana­lisi e mi dà l'appuntamento per il ricovero.

     Ho organizzato tutto, ai miei genitori ho detto che all'uscita da scuola vado dalla mia amica e dormo da lei.

     Sono le 7,45 di lunedì mattina, arrivo all'ospedale e rivedo le stesse donne che aspettavano davanti a quella porta. Ci portano nelle camere. Tutte le stanze da sette letti, tre da un lato, tre dall'altro e uno in mezzo, il mio. Gli altri letti sono tutti occupati, mi sento a disagio. Lui è qui vicino a me, mi tiene la mano.

     È il mio turno, con la barella mi portano in una stanza bianca, fredda. Sto gelando. Riconosco il ginecologo del consultorio, mi sorride, io no. Un'infermiera mi fa una puntura o una flebo, non so, e mi dice di contare a voce alta: uno, due, tre... il buio.

     Mi sveglio nel letto, guardo lui che mi stringe forte la mano. Gli chiedo se era un maschio, era sicuramente un maschio.Una donna di un letto vicino si alza e mi accarezza la fronte. è pomeriggio, mi alzo stancamente e con lui che mi sorregge cammino nel corridoio. Incontro la ragazza accompagnata dalla madre, ha gli occhi vuoti, forse come i miei, la madre mi sorride debolmente. Non ci diciamo nulla.

     Poi verso sera c'è la visita dei medici, mi chiedono se voglio rimanere per la notte, rispondo di no, voglio anda­re via, scappare di lì, firmo.

     Il ginecologo che era in quella stanza fredda ora mi guarda e mi giudica o forse sono io che inizio a giudicare me stessa.

     Oggi ho 32 anni, sono sposata, ho due bambine, ogni giorno il mio pensiero corre a quel bambino che non ho avuto, ad Andrea che non ho voluto.Sono certa che se qualcuno mi avesse spiegato, detto, o solo chiesto, se ci avevo pensato bene, oggi mio figlio avrebbe 13 anni.  

(G. Garrone a cura di, “…Ma questo è un figlio”)