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Storie di Vita

 18 anni fa a belgioioso

 D. Come e perché una ragazza incinta arriva in una casa di accoglienza?

            Avevo 21 anni. Studentessa universitaria. Non volevo abortire, ma la situazione era difficile. II padre inesistente, mia madre vedova e sola che guardava all'aborto come unica soluzione. Furono i miei padrini di cresima a suggerirmi di andare al Cav di Verona e da qui nacque l'idea di provare a sottrarmi all'ambiente e stabilire un rapporto con la casa di Belgioioso (Pavia), il primo caso veronese.

            D. Perché dice che il padre era inesistente?           

            Il padre era tossicodipendente e si può immaginare l’ambiente in cui viveva. Io fortunatamente non sono caduta nell'uso della droga. Come ho detto, mia madre mi spingeva all'aborto, ma ora la capisco. Ora stravede per mio figlio che ha 17 anni e mezzo! E’ felicissima che sia nato! Ma allora   dovetti andare anche all'ospedale. Nessuno mi disse di non abortire. Un medico compilò una cartella clinica. Ma alla fine un’infermiera mi disse che dovevo scegliere io. Ed io dissi: “Sono maggiorenne e scelgo io” e ho proseguito la gravidanza.

            D. Come si è trovata a Belgioioso?

            A Belgioioso mi sono trovata benissimo. Allora era molto diverso da ora. Più modesta era la casa. Eravamo in nove ragazze. Tutti gli anni torno a Belgioioso perché è come casa mia.

            D. Contenta della scelta fatta?

            Sono felicissima della mia scelta, anche se non mi sono laureata, ma ho sempre lavorato.

 

                                                                          (“Sì alla Vita”, gennaio 2003)