| Movimento per la Vita - Torino |
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Siallavita

 Si alla Vita
dicembre 2009

Nei giorni in cui stiamo chiudendo questo numero di Siallavita, la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo dovrebbe emettere la sentenza su un caso proposto da tre donne irlandesi cje negli anni passati si sono recate in Inghilterra per abortire, visto che in patria non sarebbe stato loro permesso di interrompere la gravidanza, nonostante le loro asserite gravi difficoltà legate a ragioni di famiglia, di salute e di povertà.
La Corte dì Strasburgo chiamata a pronnciarsi è la stessa che a cavallo tra ottobre e novembre ha condannato l'Italia per la presenza del Crocefisso nelle aule scolastiche. In quel caso fu la Prima Camera a decidere. Mentre ora, sull'aborto, è stata chiamata a emanare la sentenza immediatamente, saltando ogni passaggio intermedio, la Grande Camera. E trattandosi di ultimo livello, contro la sua decisione non ci sarà rimedio e non sarà possibile alcun appello.
Il rischio di un giudizio che affermi il diritto di aborto e che quindi, di fatto, pretenda di imporre all'lrlanda la legittimazione dell'Interruzione di gravidanza che vada ben oltre i limiti fino ad oggi previsti (pericolo per la vita della madre) è gravissimo e le conseguenze, nel caso che la temuta decisione venisse davvero emanata, sarebbero devastanti.
Il timore non è determinato tanto dal giudizio sul Crocefisso (che comunque costituisce un segnale che fa trasparire una tendenza laicista estrema) quanto dai precedenti specifici proprio in materia di aborto.
La Corte è chiamata ad applicare la "Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali" del 1950 ratificata anche dal-l'irlanda. In questo documento il baluardo essenziale contro l'aborto sarebbe l'articolo 2 secondo il quale "il diritto alla vita è protetto dalla legge", invocato sempre per resistere alle domande di legalizzazione  o liberalizzazione dell'lvg oppure per far dichiarare la inaccettabilità delle leggi permissive già in vigore.
Ma fino ai 2008 la Corte di Strasburgo e per lo più le Corti Costituzionali delle varie Nazioni aderenti alla Convenzione europea, hanno evitato di prendere posizione e di dare di quell'articolo 2 un'interpretazione esplicita. In particolare la Corte di Strasburgo ha stabilito che essendovi opinioni diverse circa l'inizio della vita umana, è doveroso lasciare ai singoli Stati la libertà di decidere secondo la loro diversa sensibilità e le loro diverse condizioni politiche.

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