| Movimento per la Vita - Torino |
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Storie di Vita

 La storia
La mia scelta

Sono una volontaria del CAV di Collegno e Grugliasco. Ho 43 anni e svolgo la professione d’insegnante elementare da quando ne avevo 20. Il mio lavoro mi ha portato ad amare sempre più i bambini e a cogliere, in loro, la meraviglia della vita. Amo la vita in ogni suo aspetto e, da tempo, m’interrogavo sul modo di manifestare con i fatti questo mio sentimento. L’opportunità è giunta, come spesso avviene, quasi per caso. Assistendo a una messa, lo scorso anno, ho ascoltato il messaggio letto da un volontario del CAV nella Giornata per la vita.

Ho ricevuto una bella piantina di primule e il desiderio di sentirmi “protagonista” si è concretizzato. Credo di aver sempre seguito i principi della mia fede. Ma benché all’interno del mio bel recinto familiare e lavorativo io vivessi tranquilla, ricolmata d’affetto e d’attenzioni, avvertivo di essere in debito per quanto riguarda i principi che riguardano la sacralità della vita. L’aborto sta diventando, nel nostro tempo, un modo “normale” per sbarazzarsi di un problema, mentre avanza la pretesa dell’uomo di ergersi a giudice della vita altrui, di deciderne le finalità, i tempi, la durata... Sentivo la necessità di “ribellarmi” a tutto questo, di dare una testimonianza, di portare un poco di speranza, aiuto e rispetto per la vita. L’occasione, dunque, è arrivata. L’affetto e il calore percepiti sin dai primi incontri con gli amici volontari mi hanno messo subito a mio agio e ho cominciato a confrontarmi, sul campo, con realtà molto tristi fatte di stenti, incertezze, bisogni. Realtà fatte di donne abbandonate e sole. Difficile descrivere a parole le emozioni, i sentimenti, ma di una cosa sono certa: ringrazio Dio di avermi offerto quest’opportunità. Quest’anno ho gestito presso la parrocchia del mio quartiere la “giornata per la vita”. Insieme all’“inseparabile” collega Tatiana abbiamo confezionato con cura le primule, le abbiamo disposte sui tavoli all’uscita della chiesa. Al termine della celebrazione, durante la lettura del messaggio sulle finalità e i progetti della nostra associazione, l’assemblea ha ascoltato con attenta partecipazione: segno forse che, per fortuna, il problema non passa ancora inosservato. Questo ci ha colmato di gioia, ma molto di più ci hanno emozionato le persone che si sono avvicendate per portarsi a casa una piantina di primule in cambio di un’offerta, per chiedere informazioni, per assicurare preghiere e la loro disponibilità.

Eccolo il significato concreto del nostro impegno: riscontrare nella quotidianità che il cuore umano è sempre pronto ad aprirsi, che la speranza non va mai abbandonata. Sì, la vita è un’avventura per persone che amano senza riserve e senza calcoli, senza condizioni e senza interessi. Ma è soprattutto un dono, in cui riconosciamo l’amore del Padre e di cui sentiamo la dolce e gioiosa responsabilità, in particolare quando è più debole e indifesa. Amare e desiderare la vita è, allora, adoperarsi perché ogni donna e ogni uomo accolgano la vita come dono, la custodiscano con cura attenta e la vivano nella condivisione e nella solidarietà.

STEFANIA