| Movimento per la Vita - Torino |
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Siallavita

 Si alla Vita
luglio 2008

EDITORIALE

di CARLO CASINI

Lettere al Popolo della Vita                                                                                                                                      

Sono pienamente d'accordo con quanto scrive Mario Palmare sulla legge 194 nel suo libro "Aborto & 194. Fenomenologia di una legge ingiusta". Sì, è una legge ingiusta. Lo grido e lo schivo da trenta anni e l'ho sto ripetendo ancora nel volume che ho pubblicato con l'editce Cantagalli per ricordare il triste anniversario della legge: "A trent'anni dalla legge 194 sull'interruzione volon­taria della gravidanza".

Ma sono in serio disaccordo con Palmare sulla strategia per cambiare la legge. Sembra di capire che per lui l'essenziale sia insistere conti­nuamente: "La legge! La legge! E' ingiusta, ini­qua, falsa", lo credo, invece, che questa sottolineatura sia una conseguenza, non la radice della questione. Noi diciamo con tenacia e senza incrinature: "Un bambino! Un bambino! E' un es­sere umano, uno di noi, una persona!". "The man is a man" ripeteva sempre nelle sue conferenze in tutti i Paesi del mondo il grande scienziato fran­cese Jerome Lejeune per riassumere tutti i suoi ar­gomenti antiabortisti. Lo diciamo anche noi sfidando quelli della 194, i pro-choice, sul loro stesso terreno, quello dei diritti umani ("La prima sfida è quella della vita!").

Dispiace che una diversità di vedute sulla stra­tegia sembri divenire nel libro di Palmaro una divi­sione sugli obiettivi di fondo. Il filo conduttore di tutto il testo è la critica di un presunto trasformi­smo che, attraverso successivi cedimenti avrebbe cambiato i "pro-life" in "neo pro-life" assai pros­simi ai pro-choice, fino al punto che l'annuale gior­nata ecclesiale per la vita si sarebbe trasformata in "giornata per la piena applicazione della legge

194" (pag. 191). Il passaggio decisivo della meta­morfosi sarebbe stata la legge 40 sulla procrea­zione artificiale, vista come il baratro in cui sarebbero caduti i pro-life per ragioni di oscuro op­portunismo politico o per la stanchezza causata dalle precedenti sconfitte, anziché un primo impor­tante passo avanti di una inversione di tendenza.

Sono personalmente testimone di quanto poco opportunismo compromissorio abbia sospinto verso l'approvazione della difesa della legge 40 e, viceversa, di quanta fatica sia stata dispiegata per strappare dalla morte un rilevante numero di em­brioni che la norma precedente infliggeva nella forma più odiosa della premeditazione. Palmaro non può ignorare il principio di completezza del­l'ordinamento giuridico, secondo i! quale tutto ciò che non è espressamente vietato è permesso. Per­ciò prima della legge 40 mancava sì una legge ap­provata dal Parlamento, ma esisteva la norma più iniqua di tutti: quella che garantiva a tutti di fare tutto, anche in termini di distruzione di vite umane. In un apposito studio, pubblicato da Sial-lavita e da Medicina e morale, abbiamo indicato persino il numero delle miglìaia di embrioni dei quali la legge 40 ha evitato la morte. Un legge cer­tamente non cattolica, che non deve impedire la spiegazione della ingiustizia della Fivet in sé stessa, ma, ciononostante, un gradino salito.

Nessuno può dubitare che l'ideale e la pas­sione dei pro-life, almeno di quelli che aderiscono al Movimento per la vita, si siano annacquati. Anzi, si sono affinati e irrobustiti nel corso degli anni. Persone disposte a lasciarsi ingannare dalia ipocri­sia della legge ve ne sono sempre state, magari in perfetta buona fede. Fummo proprio noi a sma­scherare inganni nei tempi difficili in cui qualcuno vagheggiava che proprio sulla legge 194 si conclu­desse l'avvicinamento tra pensiero cristiano e pen­siero comunista. Ancora oggi non sono pochi coloro che, ora come allora, si lasciano ingannare. Chiamate loro, se proprio volete, neo pro-life…                                                                                            

 

 

 

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Fonte: Si alla Vita
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