L’alternativa dell’adozione con l’aiuto dei servizi –
Il bimbo è stato concepito quando tutto sembrava bello e “per sempre”: l’amore con il compagno, l’intesa perfetta, le prospettive di lavoro per lui e di indipendenza per il nuovo piccolo nucleo familiare e, nell’attesa, l’accoglienza di una delle due famiglie d’origine. “Sembrava”, appunto: ma i fondamenti della relazione erano fragili, la conoscenza non consolidata, la forza del legame di coppia debole perché legato solo ai sentimenti, la capacità di valutare responsabilmente solo superficiale. Così dopo appena due mesi di gravidanza tutto si è rivelato della consistenza di una bolla di sapone: di concreto, vivo, reale, vero e “per sempre” c’era solo lui, il piccolo. La mamma angosciata e sola sapeva di poter abortire, ma ha nascosto la situazione fin quando ha potuto: in lei maturava nella disperazione una dura consapevolezza: “Sono sola, troppo giovane, non so nulla della maternità, sarò sola anche dopo, tutti contro, senza risorse… non ce la faccio e non ce la farò mai”. Ma insieme maturava anche un desiderio: “Potrei non riconoscerlo e fare in modo che subito altri se ne prendano cura e gli vogliano bene…”. È stato possibile: il bimbo nascerà. Lei gli sta dando tutto quello che da sola, e solo lei, può dargli, cioè tutto ciò di cui il bimbo per il momento ha bisogno: il sostegno vitale per poter nascere. In Piemonte il parto ospedaliero in anonimato, previsto dalla Legge 798/27, è sostenuto dalla Legge regionale 16/ 2006 e dalla successiva delibera della Giunta Regionale del 18 dicembre 2006. Nei quattro “quadranti” della regione esistono quattro servizi ad hoc, che dispongono anche di luoghi di accoglienza in cui questa decisione può avvenire al riparo da pressioni fuorvianti nell’una o nell’altra direzione e dal confronto con mamme che invece il figlio l’hanno accolto. Torino è sede di uno dei quattro poli: presso la Casa dell’Affido un’assistente sociale se ne occupa specificamente, volentieri utilizzando la collaborazione con i CAV.







