Movimento per la Vita - Torino

    • FacebookFacebook
    • Home
    • Chi Siamo
      • Presentazione
      • Vitatorino
      • Il Foglietto
      • Movimento per la Vita e CAV Piemonte
    • Attività
      • 43a GIORNATA PER LA VITA – 7 FEBBRAIO 2021
      • TPN – T’incontro prima di nascere
      • Maternity care
      • Fiera del Libro 2016
    • News
    • Storie di Vita
    • Come sostenerci
    • Per le scuole
      • Proposte offerta formativa
      • Concorsi per scuola infanzia e primaria
      • La parola ai giovani
      • Vita Bellezza e Scienza
      • Vitamore
    • Giovani
    • Documentazione
      • Biblioteca
      • Schedario
    • Contatti
    • In Evidenza

    Storie di Vita

    Il battito di un cuore il ticchettio di un orologio –

    • gennaio 5, 2015

    “Accomodati, dammi solo mezz’ora e sarò subito da te! Se hai bisogno di qualcosa chiedi pure a Maria” dice la dottoressa indicandomi l’infermiera seduta di fronte a me, intenta a sfogliare una rivista di gossip. Alza la testa riccioluta dalle pagine e mi fa un cenno con la testa a cui rispondo con un imbarazzato sorriso. Nel frattempo la dottoressa si è allontanata, lasciandomi sola nella saletta d’attesa immersa nel silenzio lacerato cadenzialmente dal ticchettare discreto del piccolo orologio da parete e dal frenetico masticare del chewing gum di Maria. Eh già! Sono proprio nel posto che fino a due settimane fa non avrei mai pensato potesse accogliermi, almeno per il momento. Le disgrazie si fanno sempre preannunciare in sordina, servendosi di uno sfondo di sole, sorrisi e baci.

    Creano l’atmosfera giusta per intorpidirti, farti abbassare la guardia, ma soprattutto per concederti un falso gusto di immortalità, rendendoti decisamente vulnerabile.

    Il sole è entrato nella mia vita, dopo tanto tempo che sembrava essersi definitivamente spento per me, il 4 maggio 2007. Stavo appoggiata al solito muro, quando lui si avvicinò ed io lessi una storia nei suoi occhi sorridenti. I sorrisi e i baci sopraggiunsero poco tempo dopo, facendomi perdere quella che all’inizio doveva essere una grande scommessa con me stessa, ovvero quella di sedurlo ed abbandonarlo… Sì, come no. Mi persi tra le sue parole e venni conquistata dal suo mondo in meno di una settimana. Non lo conoscevo veramente, sapevo soltanto che era perfetto, nonostante il naso spigoloso, il doppio mento e la pancia. Era perfetto e basta ed era proprio lui che mi stava riesumando dalla terra e dalla polvere accumulatesi per mesi sul mio cuore e faccia, impedendomi di vedere e sognare tutto ciò che lui mi stava restituendo.

    Ripensarci fa male, mi lacera lo stomaco che ora fa spazio ad un altro ospite indesiderato che mi sta crescendo dentro, che mangia quel che mangio, che mi vede come sono fatta dal di dentro.

    Ripensarci mi fa risalire il dolore alla gola che sin dalla fine ho soffocato e che all’aria non ho mai donato. Fine. Fine senza senso, senza quella fottuta spiegazione che continuo a mendicare al mondo, a lui: al mio mondo.

    Quando lui si alzò dal tavolino di quel lercio bar di fronte alla scuola non mi diede nemmeno il tempo di protestare, controbattere, ma mi concesse di sentirmi solo un peso e ancora più bambina di quello che sono. Alzandomi a mia volta dalla sedia, non lo seguii e nemmeno tentai di fermarlo, tanto mi vergognavo di averlo stancato, di averlo stufato così, dall’oggi al domani quel ragazzo così perfetto, che aveva semplicemente detto basta, riportando la terra e la polvere sui miei occhi, che adesso, ricordando tutto, si riempiono di lacrime. Maria non se ne accorge nemmeno, oppure fa finta di non farlo, tanto quelle come me sono all’ordine del giorno per lei. Appoggio il mento al mio pugno serrato e tengo con il piede il ritmo dell’orologio da parete così flebile nel suono, ma pesante nel significato; quello del tempo che mi scivola addosso e muta, cambia, fa crescere riempiendo la mia pancia e svuotandomi il cuore che vorrebbe soltanto cessare di battere, per spegnere il suo, piccola macchia impazzita che alla prima ecografia faceva già un gran baccano, riempiendomi le orecchie! Come fa un cuore a formarsi in due mesi, se per ricostruirne un altro, un po’ più grande e maturo, sembra non possa bastare una vita? Perché la tua presenza sembra scuotere persino i lembi della mia anima? Perché ti sento nuotare nel mio sangue? Perché mi stai divorando lo stomaco? Perché hai scelto me? Sapevi che non ti avrei… Non riesco a pensarlo. Il suo battito si fa ancora più martellante. Mi tremano le ossa e comincio a piangere in silenzio…

    Ho sempre amato programmare le cose per non essere presa alla provvista. Ho sempre rimproverato gli errori agli altri e mai a me stessa, perché io sapevo tutto, perché a me non sarebbe mai potuto succedere. E invece guardati adesso, scema, sembri più piccola e misera di quello che porti dentro. Misera ed egoista. Misera per non aver avuto rispetto per te stessa correndo da lui e nel suo letto quando ti ha richiamata. Egoista perché hai deciso di negare il tuo dolore a chi ti vuole più bene, prendendo così l’unica strada dettata dalla paura: lasciarti scavare dentro e liberarti del tuo peso. Bella soluzione! Pochi minuti, un giorno in ospedale per gli accertamenti ed è tutto finito, ancora più semplice di togliersi le tonsille! Mi viene da ridere, questo coso è più grande di un paio di tonsille…

    Ma cosa sei tu davvero? Un peso, una speranza, un’avventura, un mistero? Ma soprattutto, chi sei tu? A chi vuoi assomigliare? A me che sono debole e fessa, o a colui che non sa neppure di essere tuo padre? Cosa vuoi? Vuoi fermarti adesso come io ho già deciso per te, o vuoi crescere e guardarmi con quei tuoi occhi di cui non so ancora il colore? Ma hai idea di quello che mi stai togliendo? Del cibo che al posto mio stai mangiando? Della vita che mi stai rubando? Vuoi davvero accompagnare questa nevrotica per il resto dei suoi giorni, ereditarne i difetti, essere chiamato suo figlio? Figlio di una bambina?

    La porta si apre. Esce la dottoressa e mi fa segno di entrare… Ma tu, donna, da che parte stai?

    Mi alzo dalla sedia. Sento le gambe pesanti. Maria e la dottoressa mi guardano preoccupate, ma non dicono nulla. Aspettano la mia prossima

      Articoli consigliati

    • La storia – La mia scelta La storia – La mia scelta gennaio 5, 2015
    • Blackout per la luce della speranza – Blackout per la luce della speranza – gennaio 5, 2015
    • Un segno nell’aria può salvare una vita Un segno nell’aria può salvare una vita gennaio 5, 2015
    • E  quando la vita non E quando la vita non gennaio 5, 2015
    • Articolo Precedente la storia –
    • Articolo Successivo Nuovi poveri nei Cav
    • Video su Youtube

    • Lettere dal Direttore

    • La parola ai Giovani

    • Mostra “La sinfonia della vita”

    • Sì alla Vita

    • Home
    • Chi Siamo
      • Presentazione
      • Vitatorino
      • Il Foglietto
      • Movimento per la Vita e CAV Piemonte
    • Attività
      • 43a GIORNATA PER LA VITA – 7 FEBBRAIO 2021
      • TPN – T’incontro prima di nascere
      • Maternity care
      • Fiera del Libro 2016
    • News
    • Storie di Vita
    • Come sostenerci
    • Per le scuole
      • Proposte offerta formativa
      • Concorsi per scuola infanzia e primaria
      • La parola ai giovani
      • Vita Bellezza e Scienza
      • Vitamore
    • Giovani
    • Documentazione
      • Biblioteca
      • Schedario
    • Contatti
    • FacebookFacebook

    Movimento per la Vita di Torino - Via Giusti, 8 - 10121 TORINO - Telefono 011.56.82.906 - info@vitatorino.org - Sito Realizzato da MEDIARES S.c.